Ti sei mai chiesto perché alcune foto vengano pubblicate e altre no?

Perché alcuni scatti che sui social network o sui forum hanno un successo clamoroso vengano snobbate da una critica un po’ più competente e da chi con la fotografia ci vive?

In questo articolo cercherò di condividere in maniera colloquiale  alcuni consigli maturati durante quasi 20 anni in compagnia di una macchina fotografica.

Ho acquistato la prima macchina reflex a 18 anni, all’epoca facevo diapositive, scattavo tramonti, paesaggi e qualsiasi cosa mi capitasse a tiro.

Sicuramente ho imparato a tenere in mano una macchina fotografica, l’esposizione, la profondità di campo e tutte le basi tecniche. Però oggi, a distanza di anni, mi rendo conto quanto non avessi capito nulla dell’approccio fotografico giusto.

Provo un forte rimorso per le serate in cui ho “costretto” parenti e amici ad ammirare i miei capolavori proiettati sul muro del salotto.

Con il digitale questo rischio si è molto limitato, a fronte di un amento imbarazzante di immagini, i “capolavori delle vacanze” vengono condivisi sui Social, e per fortuna ognuno è libero di commentare dopo aver speso 20 secondi per analizzare decine se non centinaia di foto tutte uguali e mettere il mi piace e far contento l’autore.

Ho iniziato un’approccio più serio alla fotografia dopo i 25 anni. All’epoca la mia attività di grafico mi metteva nella condizione di aver bisogno di immagini per i clienti. Dopo aver commissionato servizi ai professionisti della zona in serio imbarazzo nella conversione al digitale, mi resi conto che avrei potuto dare un servizio migliore scattando in prima persona.

La prima differenza fondamentale è stata di approccio. Le foto avrebbero dovuto soddisfare i bisogni di un cliente e non i miei. questo rendeva molto più complicato l’approccio.

Dando per scontato di saper scattare, il vero problema divenne il “perché” dello scatto.

Dover dare un perché ad uno scatto è il vero game changer per chi si approccia alla fotografia. Il contenuto, “la storia” diventava l’elemento principale, prima dell’estetica e del virtuosismo tecnico.

In questo articolo mi permetto di darti alcuni semplici e basilari consigli per migliorare i contenuti delle tue fotografie.

Ci dimenticheremo di concetti abusati nella fotografia di oggi, come definizione, trimensionalità, buona luce. Ci concentreremo su noi stessi e sulle idee e su chi vedrà la foto.

1) Conoscere bene quello che si vuole fotografare

Inizio questo punto con una piccola provocazione: se ti chiedessi di scrivere un saggio di 20 pagine sulla storia di Venezia, probabilmente dovresti studiare e documentarti.

Dopo un paio di giornate di ricerche, probabilmente, avresti argomenti sufficienti per scrivere un trattato che possa intrattenere almeno per il tempo necessario alla lettura.

Purtroppo, chi scatta fotografie, spesso, si priva di quel lavoro interessante e appagante. 

In preda ad una necessità compulsiva scatta moltissimo, foto che esprimono (per rimanere in tema Venezia) pochi semplici concetti:

  • Sono stato a Venezia
  • A Venezia c’è il mare
  • Ci sono le gondole
  • A febbraio c’è il Carnevale con tante belle maschere colorate.
  • Vicino al ponte di Rialto c’è sempre un sacco di gente, e di notte è illuminato bene.

Lo stesso discorso si potrebbe replicare per la maggior parte delle fotografie che affollano la rete, siano di paesaggio, ritratti (in quel caso: la modella era una gnocca da paura) etc..

Chi fotografa per seriamemente (o per lavoro) è costretto, nel proprio ambito, ad avere familiarità con i soggetti dei suoi scatti, conoscerne tutti gli aspetti per poter esprimere attraverso le immagini concetti non banali.

Il fotografo sportivo, deve conoscere i giocatori, il ruolo che avranno in campo, deve poter prevedere l’azione per essere pronto a immortalare l’attimo. La raffica aiuta, ma se si sta guardando dalla parte sbagliata può fare poco.

Il reporter di guerra, deve saper comunicare con persone eufemisticamente di pessimo umore, rispettarne i valori e cercare di attenersi ad un comportamento etico. (chissà perché ci sono pochi reporter di guerra per passione?).

La fotografia è comunicazione, la fotografia è un linguaggio, come tale racconta storiepensieriemozioni; perché sprecare una simile opportunità rincorrendo chissà quale ambizione tecnica?

Come persone, prima che fotografi, siamo così stereotipati? Se tutti abbiamo una nostra individualità fatta di valori, etica, esperienze, perché scattiamo foto tutte uguali agli stessi soggetti? 

2) Pianificare, pianificare, pianificare

Lo scatto fortunato, salvo rari casi è comunque frutto della pianificazione.

Per pianificare non intendo consultare un’app che ti fornisca la posizione del sole rispetto ai paesaggi che andrai a fotografare, e nemmeno guardare ossessivamente le previsioni del tempo per cercare di capire se ci sarà “buona luce”, nemmeno girare tutti e le discoteche e i night club per trovare una modella a poco prezzo da fotografare senza veli.

Pianificare significa avere un progetto. 

Scegliere di raccontare una storia, documentarsi ed entrare nella forma mentis di ragionare per storie, non immagini, quelle saranno la conseguenza.

Ovviamente se la storia che vuoi raccontare “il mare al tramonto ha dei colori fantastici”, smetti di leggere l’articolo e esci a fotografare, immediatamente!

Avere un progetto ti aiuterà a cogliere le situazioni più fortuite, perché la tua attenzione sarà calamitata dalle situazioni che ti sei prefisso di fotografare.

Ti è mai capitato di voler cambiare auto? Decidi oggi il modello che vuoi acquistare. Magicamente inizierai a vedere decine o centinaia.

Ti posso garantire che c’erano anche ieri, ma dopo che hai preso una decisione, la tua mente automaticamente noterà l’oggetto del tuo desiderio. In fotografia è lo stesso.

Inizia un progetto, crealo su un foglio di carta, cerca di associare i concetti che vorrai rappresentare e correlali tra loro con delle frecce. Vedrai che dopo un po’ il foglio non ti basterà più.

Quando saprai cosa raccontare, dovrai fare delle scelte sul come raccontarlo. Vuoi entrare nella scena? Vuoi raccontare tutto dall’esterno. Vuoi creare empatia con i soggetti? Tutte le scelte che farai si riverseranno sulle tue immagini.

 


Se sei arrivato sino a qui, significa che l’articolo ti interessa.
Iscriviti alla newsletter, sarai informato quando pubblicherò altri articoli.

3) Essere curiosi, stimolare la curiosità

Chissà cosa si nasconde dietro a quell’angolo? Chissà perché c’era un passeggino abbandonato a bordo strada, come mai la modella ha una cicatrice sul mento e lo sguardo triste?

Spesso chi fotografa vuole mostrare tutto, apre le ombre in maniera innaturale, rende calda la luce di centro giornata, ritocca la pelle fino a farla sembrare di ceramica.

Privando le immagini delle imperfezioni, esponendo tutto si castrano immagini che magari avrebbero qualcosa da raccontare.

Quando ho visto il film muto “The Artist”, i dialoghi e i colori non mi sono mancati.

Perché? Le mancanze sono state colmate dalla mia visione del mondo, con la mia immaginazione, ogni spettaore avrà un ricordo diverso del film, perché ognuno avrà aggiunto qualcosa di suo.

Perché empatizziamo più con il protagonista di un libro, che quello di un film? Perché le trasmissioni radiofoniche catturano più l’attenzione dei talk show televisivi?

Perché nel loro insieme, manca qualcosa. Perché quel qualcosa lo aggiungiamo noi.

Se vuoi fare buone fotografie, dovrai parlare al bambino che c’è ancora dell’interlocutore, colpirne l’animo e i sentimenti, fare in modo che aggiunga qualcosa di suo alla tua immagine.

Dovrai stimolarlo, dovrai smuovere la sua curiosità, la sua immaginazione, esporre tutto invece che coinvolgere, distacca.

Crea le tue fotografie facendoti delle domande, chi ne usufruirà cercando le risposte creerà un legame emotivo con il tuo scatto.

 

4) Conoscere la storia della fotografia

Non conosco nessun musicista, dilettante o professionista che ignori la storia della musica.

Alcuni hanno una cultura enciclopedica, altri ascoltano solamente il genere che suonano, ma tutti ascoltano molta più musica di quanta ne suonino.

Invece la maggior parte di chi usa una macchina fotografica ignora quasi del tutto gli autori (esclusi McCurry e Salgado) che hanno reso grande questa disciplina.

Il risultato? Produzione di immagini identiche dei soliti soggetti.

Prova a cercare su Google  “tre cime di Lavaredo”, “Vernazza” o “panorama Torino”.

Scoprirai che la maggior parte delle foto sono identiche le uniche varianti sono il meteo, l’ora del giorno e una più o meno decente esecuzione tecnica.

All’inizio riuscire a “rifare” una fotografia già vista e rivista può essere un traguardo, un po’ come suonare “Azzurro” in spiaggia con gli amici dopo una settimana che si è  acquistato una chitarra.

Per fare buona fotografia bisognerebbe andare un po’ oltre.

Conoscere tra gli altri Robert FrankRobert CapaRichard Avendon e la Scuola di Düsseldorf potrebbe esserti più utile che conoscere a memoria tutto il manuale di istruzioni dell’ultima reflex (o mirrorless) che hai acquistato.

Come la letteratura anche la fotografia ha modificato il suo linguaggio nel corso anni, conoscerne le sfumature ti aiuterà a creare le immagini giuste per raccontare storie interessanti.

Visita mostre fotografiche di grandi autori e agenzie, consulta pubblicazioni di autori che hanno fatto la storia e antologie dei vari generi e periodi.

Osserva le foto vincitrici dei principali concorsi di fotografia, scoprirai capolavori divenuti iconici nonostante una messa a fuoco incerta e una grana che farebbe impallidire qualsiasi purista della qualità delle immagini.

Immagini diversissime, che hanno in comune il racconto di una storia, tutte immagini che vanno oltre alla pura estetica, e che smuovono qualcosa dentro a chi le guarda.

La conoscenza dei registri fotografici non farà altro che diventare parte integrante del tuo istinto fotografico e uscirà in tutte le immagini che farai.

5) Dimenticare l’attrezzatura

Se hai fatto una mostra ti sarà sicuramente capitato che qualcuno dica la frase “che belle foto, con che macchina le hai fatte?”.

Questa domanda scatena in me istinti molto primordiali.

Esponendo fotografie aeree, è plausibile che i non addetti possano pensare che siano realizzate con sistemi particolari, fuori portata per i comuni mortali.

Quando scoprono che magari l’hai fatta con attrezzatura inferiore alla loro, ovviamente passano all’altra domanda urticante “c’è tanto Photoshop?”.

Le fotografie non le fanno le macchine fotografiche, ma sono realizzare grazie alla nostra sensibilità, dalla nostra emotività e alla cultura fotografica e non maturata in anni di studio e ricerca.

L’attrezzatura può dare un grande aiuto nell’esecuzione, ma se non c’è l’idea, l’immagine sarà vuota.

L’attrezzatura deve essere semplicemente uno strumento utile al conseguimento del risultato. Le evoluzioni tecnologiche degli ultimi 10 anni hanno reso possibili scatti impensabili solo qualche anno prima.

Se usi questa grande fortuna per realizzare fotografie prive di contenuto e prive di una tua visione è tutto sprecato, meglio tornare alla kodak instamatic, almeno i limiti del mezzo potrebbero servirti da incentivo a metterti in gioco creativamente.

6) Leggere, guardare buon cinema e asoltare buona musica

Per fare buona fotografia devi avere buone storie.

La conoscenza di altri punti di vista, è importante per sviluppare il proprio.

Se le tue letture sono solo di tipo tecnico o sportivo difficilmente farai buone foto, la vera fotografia è cogliere l’essenza dei soggetti, ritrarre anche se stessi senza apparire in foto.

Leggere Hemingway, Capote, Pirandello, Verga potrà aprirti un mondo di sensazioni, sfumature dell’animo che servirà da istinto quando avrai in mano la macchina fotografica.

Ti aiuterà a cogliere l’anima dei soggetti che riprendi e ad affrancarti dalla convinzione che la fotografia buona sia solo quella nitidissima.

Leggere ti aiuterà a formare un pensiero critico, a riconoscere le tue ossessioni e piegarle al servizio delle immagini che realizzerai.

Lo stesso discorso vale per il cinema. La conoscenza di capolavori come il “Viaggio sulla luna” Georges Méliès, “Quarto potere” di Orson Wells, o di “2001 Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick può rendere migliori le tue fotografie perché ti aiuterà a capire come l’estetica possa essere al servizio della storia e non viceversa, la visione di film autoriali ti aiuterà a soppesare la differenza tra un autore e un mestierante. Alcuni film possano essere all’apparenza complicati, in realtà una volta compresi apriranno la tua mente in maniera del tutto esplosiva. La fotografia nei lungometraggi autoritari è sempre finalizzata al racconto della storia.

La musica è una delle mie principali fonti di ispirazione. Asoltare “Susanne” di Leonard Cohen, The Musical Box dei Genesis o “il clavicembalo ben temperato” di Bach ti aiuterà ad amare le sfumature dell’essere umano in un mondo dove tutto viene urlato.

7) Non inventare scuse

Quante volte ho sentito dire “se avessi una full frame farei fotografie migliori”, “se abitassi in Islanda farei dei paesaggi incredibili”, Tutte scuse per coprire pigrizia e scarsa volontà di mettersi in gioco.

Scoprire se stessi attraverso le immagini è il viaggio più grande che tu possa fare con in mano una macchina fotografica.

Credo di aver scattato la mia miglior fotografia a non più di 20 km da casa, credo di aver fatto il più bel ritratto ad una persona normalissima, come se ne incontrano un milione per strada.

La verità è che se cerchi luoghi fantastici, modelle strafighe, architetture da brivido è perché la tua cultura fotografica, il tuo linguaggio sono molto poco sviluppati.

La fotografia è soprattutto il racconto di noi stessi, di come vediamo il mondo, di come ci approcciamo ad esso.

Per cui, dopo aver fatto un progetto, cerca di attuarlo vicino a casa, vedrai che sarà ancora più facile, perché conosci i luoghi e le loro dinamiche.

8) Non essere schiavo delle regole

Bella fotografia, peccato che il soggetto sia cetrato e non rispetti la regola dei terzi. Quante volte lo avete detto? Quante volte ve l’hanno detto?

Le regole, come per la grammatica sono importantissime per comunicare correttamente, però le parole e i concetti lo sono ancora di più.

Confrontiamo due semplici frasi in Italiano.

“il gatto ha costruito un’ortensia”

“se studiavo avrei preso un buon voto”

La prima, pur essendo grammaticalmente corretta non ha senso, la seconda pur avendo un vistoso errore grammaticale esprime almeno un concetto.

Ovviamente sarebbe opportuno scrivere frasi di senso compiuto nella forma grammaticale corretta, però almeno nel secondo caso il concetto è arrivato.

Le poesie di Ungaretti, per quanto ermetiche esprimono perfettamente i concetti, creano immagini.

Hai mai provato ad essere come le foglie, sugli alberi in inverno o ad illuminarti d’immenso?

Così anche per la fotografia, devi cercare di trovare un equilibrio tra forma e contenuti, ma mai sacrificare i secondi, che sono la vera essenza della buona fotografia.

 

9) non guardare le foto al 200% sui software di editing e non eccedere con la post produzione

A cosa serve avere un’immagine nitidissima se non comunica nulla? A cosa serve farsi mille paranoie sulla qualità dell’immagine quando è l’ennesima fotografia scopiazzata da cartoline o brochure turistiche?

D’altra parte, se l’immagine funziona, i particolari tecnici passeranno in secondo piano, anzi i difetti potrebbero dare carattere.

Guarda le foto vincitrici del WPP (https://www.worldpressphoto.org) ce ne sono molte che nei vari forum e gruppi su Facebook vengono criticate per errori tecnici, magari da chi ha sempre e solo scattato le foto di Venezia di cui al punto 1.

La nitidezza, i colori accesi spesso rovinano l’immagine, focalizzando troppo sulla forma, anziché sulla sostaza.

Stesso discorso sulla post produzione. Deve essere finalizzata al racconto, e dosata con cura. La foto postprodotta bene è quella che non sembra post prodotta.

La maggior parte delle foto pubblicate sui forum, sui social è troppo contrastata, ha ombre più chiare dei punti in luce, ha passaggi tonali estremamente compressi e colori iper saturi.

Tutto questo per cercare di attirare l’occhio con effetti speciali.

Se nella foto c’è solo quello è difficile che l’immagine sopravviva ai suoi 10 secondi di gloria social.

Colpire con le idee è più difficile, sia per la realizzazione, che per la scarsa propensione dei fruitori, ma lungo andare ti porterà a crescere professionalmente se la fotografia è il tuo lavoro e umanamente se è solo un hobby.

10) Essere consapevole di ciò che stai comunicando

Ogni fotografia comunica qualcosa, devi fartene una ragione.

La maggior parte dei selfie sta gridando all’universo “guarda sono in vacanza qui” o “troppo alcool fa male” o  “non so truccarmi”.

La fotografia al piatto gourmet può significare “ho il grano e mangio in un posto da 500€ a coperto” oppure oppure “sono maleducato e invece che intrattenere una conversazione con i commensali fotografo i piatti”.

Tu cosa vuoi raccontare nelle tue fotografie? L’essenza del paesaggio? Oppure semplicemente che ti sei alzato presto la mattina per riprendere l’alba?

Vuoi che le tue modelle esprimano la loro anima o sembrino carne da macello in un mondo che continua a vedere la donna come un oggetto?

Prima di scattare pensa a quello che vuoi dire e cerca di raccontarlo, anche in maniera semplice. Quado padroneggerai il linguaggio, poi potrai sbizzarrirti con l’attrezzatura, con soggetti complicati, con le levatacce la mattina.

 

Conclusione

 

Questi vogliono essere solo alcuni piccoli e stupidi consigli

Se vuoi approfondire l’argomento, usa i commenti per raccontare il tuo punto di vista.

Nei prossimi mesi approfondiremo l’argomento con articoli più approfonditi e mirati.

 

Hai trovato l’articolo interessante? Iscriviti alla mia newsletter per ricevere notizie sui miei progetti, sulla pubblicazione di nuovi articoli e iniziative riguardanti la nostra magnifica disciplina.